questo disse il comandante dell'artiglieria serba che comandava il bombardamento della citta' dalmata di Dubrovnik, di fronte alla quale anche Napoleone, incantatato dalla sua bellezza, rifiuto' di puntare i suoi cannoni.
Sono arrivato in citta' ieri sera, dopo aver attraversato in autobus l'Hercegovina e i tanti posti di blocco di una frontiera "imperfetta", in cui ancora sopravvivono alcune larghe zone di "osmosi", una frontiera porosa, che ti impedisce di capire chiaramente "dove finiscono" i bosniaci e dove iniziano i musulmani (e meno male). Non e' come prima, d'accordo, e molti segni di "soglia" - mezzelune e scacchiere, croci e minareti - sono stati eretti a ricordarti che stai "cambiando posto". Basta fare una passeggiata in alcune zone di mostar - semza neanche bisogno di avventurarsi in percorsi extraurbani - per accorgersene.In effetti Dubro e' stata ricostruita - bella e "vecchia" come prima. I turisti affollano lo Stradun, la via principale duramente colpita dai mortai nel '91 e nel '93, come se niente fosse successo. Gli abitanti della citta' non so, sembra una di quelle citta' fatte solo per i turisti, e penso che sara' difficile trovare qui qualcuno con cui parlare dei tempi della guerra, anche perche' il tempo a mia disposizione e' troppo poco, parto domani.
Comunque, ironia della sorte, la profezia del comandante serbo (anche se non sono stati i miliziani serbi a ricostruirla, loro sono riusciti a portare a termine solo la prima parte del loro "piano"), sembra essersi avverata e della guerra nessuno sembra ricordarsi.
continuo a chiedermi: e se fosse meglio cosi'? i problemi in questi paesi sono sempre di due tipi: troppa memoria, o troppo poca memoria. e se ricostruire fosse un modo per perdonare, anche quando il perdono e' difficile?

