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giovedì, giugno 05, 2008

_"la ricostruiremo piu' bella e piu' vecchia di prima"



questo disse il comandante dell'artiglieria serba che comandava il bombardamento della citta' dalmata di Dubrovnik, di fronte alla quale anche Napoleone, incantatato dalla sua bellezza, rifiuto' di puntare i suoi cannoni.
Sono arrivato in citta' ieri sera, dopo aver attraversato in autobus l'Hercegovina e i tanti posti di blocco di una frontiera "imperfetta", in cui ancora sopravvivono alcune larghe zone di "osmosi", una frontiera porosa, che ti impedisce di capire chiaramente "dove finiscono" i bosniaci e dove iniziano i musulmani (e meno male). Non e' come prima, d'accordo, e molti segni di "soglia" - mezzelune e scacchiere, croci e minareti - sono stati eretti a ricordarti che stai "cambiando posto". Basta fare una passeggiata in alcune zone di mostar - semza neanche bisogno di avventurarsi in percorsi extraurbani - per accorgersene.
In effetti Dubro e' stata ricostruita - bella e "vecchia" come prima. I turisti affollano lo Stradun, la via principale duramente colpita dai mortai nel '91 e nel '93, come se niente fosse successo. Gli abitanti della citta' non so, sembra una di quelle citta' fatte solo per i turisti, e penso che sara' difficile trovare qui qualcuno con cui parlare dei tempi della guerra, anche perche' il tempo a mia disposizione e' troppo poco, parto domani.
Comunque, ironia della sorte, la profezia del comandante serbo (anche se non sono stati i miliziani serbi a ricostruirla, loro sono riusciti a portare a termine solo la prima parte del loro "piano"), sembra essersi avverata e della guerra nessuno sembra ricordarsi.
continuo a chiedermi: e se fosse meglio cosi'? i problemi in questi paesi sono sempre di due tipi: troppa memoria, o troppo poca memoria. e se ricostruire fosse un modo per perdonare, anche quando il perdono e' difficile?