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lunedì, gennaio 12, 2009

_piccoli nazionalismi postmoderni

scrive andrzej stasiuk, sull'ultimo numero dell'Espresso:
L'indipendenza dei piccoli paesi non vale molto. La accettiamo usando concetti da museo, del genere dei "diritti dei popoli all'autodeterminazione". Ma fra poco saranno i popoli stessi a venir chiamati in vita a seconda delle necessità del business o della politica. Nel mondo postmoderno, in cui tutto può essere oggetto di discussione e negoziazione, l'appartenenza nazionale diventerà una delle tante identità, uno dei tanti stili di vita. Chissà, forse avremo a che fare con i creatori di appartenenze nazionali, così come oggi abbiamo a che fare con i creatori di moda. Nulla sta ad impedire che si versi sangue o si sacrifichi la vita per queste nuove nazionalità. I tifosi delle squadre di calcio si dichiarano guerra, muoiono e uccidono i loro eroi caduti
interessante questa idea di nazionalità come stile di vita, e bella la sua lettura postmoderna - post-fine-grandi-narrazioni - di nazioni come paraventi di interessi transnazionali; tutte le vicende dei balcani degli ultimi 20 anni sono state lette da molti in questa chiave, ma perché dice "avremo a che fare con i creatori di appartenenze nazionali"? Avremo? in futuro? è davvero questa solo una deriva postmoderna dell'idea di nazione? o si trattava forse di qualcosa che l'idea di nazione ha sempre nascosto - dai nazionalismi ottocenteschi - in sé? (o forse è la mia obiezione a ricadere in una prospettiva ingenuamente marxista?)
Intanto, su osservatorio, ascoltate questa bella intervista a sergio romano sul kosovo e le sue riflessioni sulla trasformazione del valore del concetto di sovranità all'interno della comunità internazionale.

sabato, febbraio 23, 2008

_perché sono contrario all'indipendenza del kosovo

molti mi chiedono perché sono così contrario all'indipendenza del kosovo, in fondo è una regione abitata al 90% da albanesi e l'indipendenza sarebbe un risarcimento al genocidio degli anni '90.
allora: non voglio toccare la spinosa questione del genocidio, perché di genocidi (ammesso che sia la parola giusta), negli anni '90 e prima, sono stati vittime tutti i popoli jugoslavi (anche i serbi, ma di questo quasi mai si parla). non voglio neanche entrare nel merito della legittimità giuridica dello stato kosovaro, la cui proclamazione unilaterale viola patentemente le norme del diritto internazionale, che sanciscono la legittimità di una secessione solo quando concordata tra le due parti o comunque riconosciuta da una risoluzione delle Nazioni Unite (ricordo che nessuna delle due condizioni sono state soddisfatte).
io sono contrario perché non penso che la soluzione ai problemi dei balcani sia quella della costruzione di nuove frontiere. le nuove frontiere politiche favoriranno inevitabilmente nuove frontiere culturali e credo fortemente che, nei balcani, la convivenza pacifica sia possibile, se sostenuta in modo adeguato dalla comunità internazionale.
"perché devo essere minoranza nel tuo stato se posso essere maggioranza nel mio?": questa è stata la linea strategica adottata da tutte le minoranze dei balcani, colpevolmente appoggiata da america e europa. ma a cosa porterà questa linea strategica? quanti altri "ultimi atti del processo di balcanizzazione" dovremo attenderci nei prossimi anni (ricordo alcuni candidati: Kraijna in Croazia, republika Srspka in Bosnia, Kosovo serbo sopra l'Ibar). a quante "città-stato", a quali altre "contorsioni" di forme costituzionali (unione di repubbliche, federazioni diregioni autonome, ecc) porterà questa infinita balcanizzazione? e soprattutto, siamo sicuri che perché ci sia la pace si debba dividere?
sono convinto che l'unica soluzione al problema balcanico - e so di semplificare come tutti gli occidentali, ma ci spero davvero - sia la convivenza pacifica e se la storia recentissima mi smentisce, la storia un po' meno recente ci mostra invece che non si tratta di un'ipotesi irrealizzabile. e le recenti normalizzazioni delle relazioni tra slovenia, croazia, serbia, bosnia sembravano segnali positivi, in questo senso.
per questi motivi, no, non riesco proprio a festeggiare la costruzione di un nuovo steccato.

_i fantasmi di belgrado

le notizie e le immagini che arrivano in questi giorni da belgrado sono tutt'altro che rassicuranti. la rabbia del popolo serbo è comprensibile e condivisibile, ma le devastazioni e le scene di guerriglia urbana di questi giorni non possono non riportarci indietro nel tempo.
meno condivisibili paiono però le reazioni scomposte e le azioni irresponsabili degli attuali leader serbi: il premier kostunica che incita le folle e agita spettri del passato, il presidente tadic che, nel giorno cruciale della manifestazione, vola in romania e lascia il campo libero al radicale nikolic, il quale non manca di approfittarne e sale sul palco per lanciare le sue promesse di riconquista, infiammando animi già fin troppo caldi.
è vero, le devastazioni sono opere di teppisti, ma condivise - anche nella forma violenta che hanno acquistato ieri - da molti; tra i molti c'è anche il premier kostunica? tanti hanno accusato la polizia di aver largamente lasciato fare prima di intervenire, né ci si poteva aspettare che le dichiariazioni d'odio di kostunica cadessero nel vuoto.
qual è la strategia di kostunica, che ha più volte dimostrato di non gradire tadic? fomentare gli scontri e la rabbia fino a quando non ci scapperà l'incidente grosso (non dico il morto, perché c'è stato, e non ha impressionato quasi nessuno)? fino a quando la situazione sarà talmente calda che lo stato d'emergenza sarà inevitabile?
ecco, questo temo, che molti attendano la proclamazione dello stato d'emergenza, che potrebbe finalmente esautorare tadic e - raccogliendo i consensi di quella larghissima fetta di sostenitori di nikolic - determinare una svolta ultra-nazionalista nel governo della serbia.
intanto, i russi agitano i pugni, gli europei fanno gli offesi, gli americani si appellano al loro senso di giustizia (poco importa se quel che è giusto per loro non è giusto per altri), gli italiani si accorgono in ritardo di esser stati fin troppo precipitosi...

lunedì, febbraio 18, 2008

_ancora OT. per approfondire

la questione del kosovo è molto complessa e il mio post precedente non voleva certo dire l'ultima parola, non sono un esperto di affari balcanici. per chi volesse approfondire le vicende di questi giorni, segnalo l'ottimo articolo di Lucio Caracciolo, direttore della rivista italiana di geopolitica Limes, lo speciale Kosovo di Osservatorio sui Balcani e una mappa interattiva (quando si tratta di balcani sempre meglio riflettere cartine alla mano) tratta sempre da Limes on line

_OT l'indipendenza del kosovo

torno a scrivere dopo qualche giorno di assenza, e lo faccio affrontando un argomento che mi ero ripromesso di non trattare su questo blog ma che è stato, inevitabilmente, l'unico mio motivo di riflessione di questi giorni: la questione kosovara. lo dico subito, ben consapevole dell'impopolarità della mia opinione (almeno in italia) e anche a costo di essere frainteso: non vedo di buon occhio l'indipendenza unilaterale dichiarata dagli albanesi di pristina. non voglio entrare nello specifico delle ragioni che mi inducono a pensarla così, i motivi sono tanti e spaziano tra considerazioni giuridiche (soprattutto di diritto internazionale), politiche e anche etiche. 
vorrei solo soffermarmi su due implicazioni politiche derivanti da questo evento, una che riguarda più la situazione interna in serbia, l'altra la comunità internazionale. 
per quanto riguarda la serbia, ritengo che un riconoscimento affrettato del governo di pristina da parte dei paesi occidentali sortirebbe l'unico effetto di soffiare sul fuoco (mai sopito, ricordiamoci che il candidato nazionalista nikolic ha preso più del 47% dei voti) del nazionalismo, e non solo di belgrado ma anche degli abitanti della repubblica srpska che a questo punto potrebbero sentirsi legittimati a chiedere l'indipendenza dalla bosnia-herzegovina. tralasciando per ora i serbo-bosniaci, vediamo cosa sta succedendo a belgrado in questi giorni. com'è noto, la serbia è impegnata, negli ultimi anni, in un processo di graduale, forse lento ma comunque significativo, processo di cambiamento - istituzionale, economico, culturale - e di "europeizzazione". la continuità di questo processo è testimoniata dalla recente vittoria di tadic alle elezioni di qualche giorno fa, che hanno invece segnato la sconfitta dell'ultra-nazionalista nikolic. la vittoria di tadic - fautore di una politica filoeuropea e pro economia di mercato contro la politica filo-russa, nazionalista e anti-europeista di nikolic - è stata in realtà una vittoria di misura, con circa il 53 % dei voti. ciò vuol dire non solo che più o meno un serbo su due appoggerebbe la politica di nikolic, ma anche che se escludiamo belgrado, capitale già europea nella sua fisionomia e quindi enclave di tadic, il resto della serbia è più o meno nettamente controllato dal SRS (il partito di nikolic).
il compito di tadic è quindi gravoso e i compromessi con l'attuale premier kostunica (che non è esattamente sulla stessa lunghezza d'onda di tadic) e con i sentimenti nazionalisti di una parte enorme dell'elettorato sono inevitabili.
in tale quadro di politica interna, la secessione di pristina sembra giungere nel momento più delicato e meno opportuno e rischia di agitare i peggiori fantasmi revanchisti dei serbi. non solo: le modalità dell'autoproclamazione del governo albanese suonano come una sfida alla serbia, che non solo vede nel kosovo la terra dove affondano le radici della nazione ma anche il luogo dove attualmente risiedono centinaia di migliaia di serbi che non vogliono un governo albanese e che ora temono per la propria incolumità. e intanto assistiamo a scene di rivolta a belgrado e alla chiamata alle armi della chiesa ortodossa, che incita la russia a prendere le armi per difendere il kosovo: brutti sintomi che ci mostrano piuttosto chiaramente come l'indipendenza del kosovo possa per ora solo servire a buttare benzina sul fuoco del nazionalismo serbo e a frenare i processi democratici portati avanti dalle forze moderate.
dal 1999 a ieri il kosovo, pur formalmente territorio serbo, era controllato e amministrato dall'onu attraverso l'unmik; a partire da domani il neo-governo albanese avrà probabilmente poca autonomia per le sicure interferenze che subirà da parte della missione di pace che invierà l'onu, che starà lì per anni e che nei fatti sarà con ogni probabilità il vero governo che amministrerà questo pezzo di terra grande quanto l'umbria: che fretta c'era allora di rimettere in gioco opposti nazionalismi - non solo quello serbo e quello albanese, lo scacchiere balcanico è complicato - con un atto che possiede allo stato dei fatti una valenza, almeno per ora, solo simbolica (ma non per questo meno pericolosa, anzi)? lo scacchiere balcanico è complicato, dicevo: cosa succederà se i serbo-bosniaci vorranno staccarsi da sarajevo, se i kosovari-serbi taglieranno i ponti (come è probabile) con pristina? quali saranno i rapporti tra il kosovo e l'albania e la macedonia (e la grecia)?
queste ultime considerazioni ci spostano su un piano di politica internazionale, e sul appoggio che gli stati uniti e alcuni paesi dell'ue, sembra, daranno a pristina. 
alcuni nodi:
1. l'incapacità per l'ue di concordare una posizione comune mostra ancora una volta tutti i limiti della politica estera comunitaria;
2. il probabile riconoscimento del governo di pristina da parte dell'italia mostra anche qui alcuni limiti della diplomazia italiana, che si vede costretta ad allinearsi con i grandi per non perdere alcuni vantaggi nei rapporti con le potenze occidentali (anche se rischia di danneggiare i rapporti con un partner importante come la serbia e di fare una scelta che non tutela i propri interessi nella regione);
3. come accennato prima, la secessione improvvisata dagli albanesi kosovari potrebbe costituire un precedente per tanti altri popoli che si trovano in situazioni simili (e ciò spiega il no di spagna, cipro, inghilterra ecc) e generare un pericoloso effetto domino;
4. più complicato il caso del no della russia e del suo appoggio alla serbia: non si tratta evidentemente solo della cecenia. la notizia di stamattina secondo cui anche la cina probabilmente si schiererà dalla parte della russia sembra delineare i contorni di un nuovo attore politico sulla scena internazionale antagonista alla nato. non è chiaro ancora se davvero ci sono le premesse per una nuova alleanza tra potenze alternativa alla nato, ma la conferenza stampa di putin di venerdì sembrava ostentare dei toni anche, per così dire, "programmatici".