lunedì, febbraio 18, 2008

_OT l'indipendenza del kosovo

torno a scrivere dopo qualche giorno di assenza, e lo faccio affrontando un argomento che mi ero ripromesso di non trattare su questo blog ma che è stato, inevitabilmente, l'unico mio motivo di riflessione di questi giorni: la questione kosovara. lo dico subito, ben consapevole dell'impopolarità della mia opinione (almeno in italia) e anche a costo di essere frainteso: non vedo di buon occhio l'indipendenza unilaterale dichiarata dagli albanesi di pristina. non voglio entrare nello specifico delle ragioni che mi inducono a pensarla così, i motivi sono tanti e spaziano tra considerazioni giuridiche (soprattutto di diritto internazionale), politiche e anche etiche. 
vorrei solo soffermarmi su due implicazioni politiche derivanti da questo evento, una che riguarda più la situazione interna in serbia, l'altra la comunità internazionale. 
per quanto riguarda la serbia, ritengo che un riconoscimento affrettato del governo di pristina da parte dei paesi occidentali sortirebbe l'unico effetto di soffiare sul fuoco (mai sopito, ricordiamoci che il candidato nazionalista nikolic ha preso più del 47% dei voti) del nazionalismo, e non solo di belgrado ma anche degli abitanti della repubblica srpska che a questo punto potrebbero sentirsi legittimati a chiedere l'indipendenza dalla bosnia-herzegovina. tralasciando per ora i serbo-bosniaci, vediamo cosa sta succedendo a belgrado in questi giorni. com'è noto, la serbia è impegnata, negli ultimi anni, in un processo di graduale, forse lento ma comunque significativo, processo di cambiamento - istituzionale, economico, culturale - e di "europeizzazione". la continuità di questo processo è testimoniata dalla recente vittoria di tadic alle elezioni di qualche giorno fa, che hanno invece segnato la sconfitta dell'ultra-nazionalista nikolic. la vittoria di tadic - fautore di una politica filoeuropea e pro economia di mercato contro la politica filo-russa, nazionalista e anti-europeista di nikolic - è stata in realtà una vittoria di misura, con circa il 53 % dei voti. ciò vuol dire non solo che più o meno un serbo su due appoggerebbe la politica di nikolic, ma anche che se escludiamo belgrado, capitale già europea nella sua fisionomia e quindi enclave di tadic, il resto della serbia è più o meno nettamente controllato dal SRS (il partito di nikolic).
il compito di tadic è quindi gravoso e i compromessi con l'attuale premier kostunica (che non è esattamente sulla stessa lunghezza d'onda di tadic) e con i sentimenti nazionalisti di una parte enorme dell'elettorato sono inevitabili.
in tale quadro di politica interna, la secessione di pristina sembra giungere nel momento più delicato e meno opportuno e rischia di agitare i peggiori fantasmi revanchisti dei serbi. non solo: le modalità dell'autoproclamazione del governo albanese suonano come una sfida alla serbia, che non solo vede nel kosovo la terra dove affondano le radici della nazione ma anche il luogo dove attualmente risiedono centinaia di migliaia di serbi che non vogliono un governo albanese e che ora temono per la propria incolumità. e intanto assistiamo a scene di rivolta a belgrado e alla chiamata alle armi della chiesa ortodossa, che incita la russia a prendere le armi per difendere il kosovo: brutti sintomi che ci mostrano piuttosto chiaramente come l'indipendenza del kosovo possa per ora solo servire a buttare benzina sul fuoco del nazionalismo serbo e a frenare i processi democratici portati avanti dalle forze moderate.
dal 1999 a ieri il kosovo, pur formalmente territorio serbo, era controllato e amministrato dall'onu attraverso l'unmik; a partire da domani il neo-governo albanese avrà probabilmente poca autonomia per le sicure interferenze che subirà da parte della missione di pace che invierà l'onu, che starà lì per anni e che nei fatti sarà con ogni probabilità il vero governo che amministrerà questo pezzo di terra grande quanto l'umbria: che fretta c'era allora di rimettere in gioco opposti nazionalismi - non solo quello serbo e quello albanese, lo scacchiere balcanico è complicato - con un atto che possiede allo stato dei fatti una valenza, almeno per ora, solo simbolica (ma non per questo meno pericolosa, anzi)? lo scacchiere balcanico è complicato, dicevo: cosa succederà se i serbo-bosniaci vorranno staccarsi da sarajevo, se i kosovari-serbi taglieranno i ponti (come è probabile) con pristina? quali saranno i rapporti tra il kosovo e l'albania e la macedonia (e la grecia)?
queste ultime considerazioni ci spostano su un piano di politica internazionale, e sul appoggio che gli stati uniti e alcuni paesi dell'ue, sembra, daranno a pristina. 
alcuni nodi:
1. l'incapacità per l'ue di concordare una posizione comune mostra ancora una volta tutti i limiti della politica estera comunitaria;
2. il probabile riconoscimento del governo di pristina da parte dell'italia mostra anche qui alcuni limiti della diplomazia italiana, che si vede costretta ad allinearsi con i grandi per non perdere alcuni vantaggi nei rapporti con le potenze occidentali (anche se rischia di danneggiare i rapporti con un partner importante come la serbia e di fare una scelta che non tutela i propri interessi nella regione);
3. come accennato prima, la secessione improvvisata dagli albanesi kosovari potrebbe costituire un precedente per tanti altri popoli che si trovano in situazioni simili (e ciò spiega il no di spagna, cipro, inghilterra ecc) e generare un pericoloso effetto domino;
4. più complicato il caso del no della russia e del suo appoggio alla serbia: non si tratta evidentemente solo della cecenia. la notizia di stamattina secondo cui anche la cina probabilmente si schiererà dalla parte della russia sembra delineare i contorni di un nuovo attore politico sulla scena internazionale antagonista alla nato. non è chiaro ancora se davvero ci sono le premesse per una nuova alleanza tra potenze alternativa alla nato, ma la conferenza stampa di putin di venerdì sembrava ostentare dei toni anche, per così dire, "programmatici".

2 commenti:

sajkaca ha detto...

Bravo!
In un momento che i vari popoli dei balcani cercano di vivere insieme (in pace) pur seguendo la propria cultura, questa dichiarazione unilaterale è un passo indietro. :-(

Francesco Mazzucchelli ha detto...

hai detto bene, si tratta di un passo indietro. spero solo che i popoli balcanici - tutti - riescano ad essere più saggi dei loro (e dei nostri, italia in primis) governi...